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La speranza è il peggiore dei mali, perchè prolunga il tormento degli uomini - Friedrich Nietzche -

 

 L'astuccio

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Clementina Elena Vecchi
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Clementina Elena Vecchi

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MessaggioTitolo: L'astuccio   L'astuccio Icon_minitimeVen Ott 18, 2013 8:18 am

L'astuccio 1379830_10200339617523441_1503377891_n


La Strigini era la mia compagna di banco della terza elementare e la ricordo nitidamente come se ce l'avessi seduta a fianco adesso. Aveva i capelli ricci di un biondo opaco e li teneva raccolti in due treccine che sembravano avere un'anima di filo di ferro, perché stavano rivolte all'insù come due archetti rovesciati. Il colletto del suo grembiule non era solo bianco, era bianco di pizzo ed il suo fiocco non era solo rosa, era rosa di raso e più grande di tutti gli altri. E stava sempre dritto, non si ammosciava mai, come le sue trecce. 



Ogni giorno lei tirava fuori dalla sua bella cartella di cuoio che aveva tre scomparti il sillabario, il quaderno a righe, quello a quadretti e l'album da disegno . I quaderni erano quelli più alti e con la carta più fine che si potessero trovare in commercio. Per ultimo tirava fuori l'astuccio .
L'astuccio !!! Era un'astronave , che aveva anche il lucchetto con la chiavetta nella chiusura. Lei lo apriva e lo spiegava tutto e apparivano scompartimenti ordinati per il temperino, la gomma, la penna col pennino , le matite ed i pastelli . 


I Pastelli ! Tre scompartimenti da dodici con tutte le gradazioni del rosso, del verde, del marrone, del giallo e del blu. Caran D'Ache c'era scritto e noi non eravamo nemmeno capaci di pronunciarlo, ma sapevamo che era una cosa da ricchi. 


L'astuccio rimaneva aperto in bella mostra cosicché tutte potessero almeno sbirciarlo con gli occhi pieni di invidia . Sì perché la Strigini era l'unica a possedere un simile tesoro. Le altre al massimo ce l'avevano con 12 o 24 colori e certe non ce l'avevano proprio e tiravano fuori dalla cartella di similpelle ad uno scompartimento solo una scatoletta Giotto con sei colori che di fuori erano di legno tenero tutto uguale e per prendere quello che ti serviva dovevi guardare o la punta o il culo del pastello se la punta non c'era . 


I miei astucci erano quelli dismessi dalle mie sorelle più grandi e sembravano dei residuati di guerra : i colori li consumavo come il pane e li riducevo in due giorni a dei mozziconi che usavo sino all'ultimo, tanto che s volte non si vedeva nemmeno che avessi in mano un pastello e pareva che stessi colorando con le unghie. 


Ma non ero invidiosa della Strigini, anche se lei possedeva molto di più e ne faceva sfoggio. Non ero invidiosa perché lei... ce l'aveva la confezione da trentasei con tutte le sfumature , ma non li sapeva usare: Per il disegno era negata come per il canto era stonata : faceva degli scarabocchi come fosse stata un bambino di cinque anni. 


E quando presentavo il mio disegno e prendevo dieci e lode e lei presentava il suo e prendeva cinque meno meno , ecco , allora mi sentivo una fanciulla fortunata perché mi era stato dato il dono più prezioso ancorché invisibile: quello di avere nelle mani, negli occhi e nel cuore i più bei colori del mondo. 




17.10.2013 diariopagina®
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